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2 giugno 2010

Il mio mondo antico è solo un ricordo lontano





De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mio mondo antico è solo un ricordo lontano

Molti anni fa, credo poco meno di trenta mi capitava da bambino di usare la bicicletta e osservare gli operai che allestivano gli stand in metallo della, Festa dell’Unità. Credo fossero volontari ossia operai entusiasti del Partito Comunista o qualcosa del genere. Mi ricordo di una volta che montavano, era caldo sarà stato in tarda primavera o estate, a dorso nudo l’impalcatura più grande quella della lotteria. Trasmettevano un senso di propria forza e di potenza che s’esprimeva con il lavoro manuale. Oggi a distanza di così tanto tempo quel lontano ricordo dell’infanzia mi dà il senso della  distanza, dello scorrere del tempo e della mutazione che è avvenuta nella Seconda Repubblica dove far politica in fondo è solo un mestiere e chi fa politica può passare da uno schieramento all’altro, da una posizione etica e culturale all’altra a seconda delle opportunità o del guadagno. Ho recentemente trovato un piccolo libello da compagnia edito dalla Casa Editrice gli Scipioni sulla fenomenologia italiana del politico voltagabbana e impresario di se stesso e dei propri ripensamenti e ricollocamenti politici, emerge un quadro che rende l’idea di un ceto di politici che assumono modelli comportamentali dei giocatori di calcio o dei divi della televisione. L’immagine, l’occasione contrattuale migliore, il far carriera dominano le loro scelte, nei fatti le sedicenti classi dirigenti politiche sono composte da un congruo numero di  liberi professionisti della politica che si prestano a quello o quel leader per un compenso adeguato e proporzionato alla fama, al consenso che controllano, alle loro risorse professionali. Il mio mondo antico con le sue ideologie già in crisi, con il suo ordine ereditato da generazioni di sconfitti e di delusi, con il suo senso delle tradizioni, del lavoro  e della famiglia non esiste più da almeno vent’anni e queste carriere politiche eccellenti all’insegna dell’ingaggio giusto rendono palese e aperto questo dato di fatto. Forse dietro il presente opportunismo e carrierismo c’è una non voluta operazione di verità e di smascheramento condizioni reali del Belpaese: il ricco vive felice e muore pagando il conto alla vita, qui il povero passa dall’infelicità in questa vita alla morte. Di fatto in Italia il povero muore due volte una in vita perché è stato infelice, il ricco nella morte quando il suo corpo si decompone compensa la disgregazione fisica con il piacere e la gioia che ha preso dalla vita. Alla fine morto il vecchio mondo di valori rimane solo la logica del Dio-denaro e l’universo simbolico della pubblicità commerciale. L’esistenza è segnata da due poli estremi: ricchezza e povertà. Questo mondo umano nuovo che è stato forgiato e infine raffinato dalla Seconda Repubblica vede come metro riconosciuto e universale dell’essere umano la sua capacità di consumare beni  e servizi.

IANA per FuturoIeri



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