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30 maggio 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso






De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso

A far due conti facili si vede subito il problema, un professore di storia e filosofia del Liceo è  sicuramente colui che alla vigilia della maturità impiegherà dalle quattro alle cinque ore per spiegare la Seconda Guerra Mondiale. Tolto l’appello, una o due interrogazioni, la lettura delle circolari avrà a disposizione più o meno il doppio del tempo di quello strano film di Tarantino su un gruppo di bizzarri killer di nazisti nella Francia Occupata. Considerando la quantità cospicua di videogiochi sulla Seconda Guerra Mondiale e considerando che per concludere uno di essi a un livello di difficoltà medio ci vuole circa quindici ore di sessione di gioco si può fare il facile conto che il videogioco ha una durata tripla o quadrupla rispetto alle ore di lezione del docente. Questo dato banale che credo sia opportuno considerare dimostra che il momento della lezione sulla Seconda Guerra Mondiale è per numero di ore inferiore rispetto alle migliaia di immagini di informazioni, perlopiù incontrollabili, che arrivano non da gruppi di nazisti o comunisti  fanatici ma dai videogiochi.  Lo stesso problema si ripete per Napoleone ora che è uscito videogames ben fatto sulle sue imprese. Quindi anche se la politica politicante è stimolata ad occuparsi della Seconda Guerra Mondiale il problema si spande su tutta la storia. Il lavoro del docente sposta la conoscenza su un piano diverso quello dei fatti storia e delle interpretazioni, tuttavia il suo lavoro si colloca dentro delle menti già suggestionate da centinaia quando non da migliaia di ore di fruizione di  prodotti d’intrattenimento di varia natura che hanno già orientato l’immagine di un certo periodo storico quasi sempre con un taglio spettacolare. Dove viene prodotto il grosso di questi videogiochi, di questi film, di questi documentari: fuori dal Belpaese! E’ evidente che alla politica interessa poco o nulla di come viene recepita dalle nuove generazioni la storia patria e il Novecento altrimenti si porrebbero il problema di non lasciare a privati stranieri il monopolio quasi totale delle immagini e delle suggestioni di carattere storico che penetrano nella testa dei bambini e degli adolescenti. La politica politicante s’accontenta di dar  ragione a seconda dei casi e delle occasioni a qualche minoranza che si rivolge culturalmente all’esperienza fascista o partigiana per motivi di consenso e per raschiare il fondo del barile quando ci son di mezzo le preferenze elettorali. Del resto mi è sembrato d’osservare che quando le nostrane elezioni si svolgono senza preferenze il peso dell’antifascismo o della cultura della destra-destra si sente meno, forse è cattiveria ma ritengo di veder giusto nel sospettare dei discorsi di chi si fa alfiere di cause ancestrali e poi ragiona di piani regolatori, collocazione di stadi di calcio, centri commerciali, lavori pubblici, destinazioni di fondi, e affini. La politica qui è di solito un mestiere.

 

IANA per FuturoIeri



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