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16 maggio 2010

Si fa presto a dire scuola: I giovani e i nuovi stregoni




De Reditu Suo - Terzo Libro

Si fa presto a dire scuola: I giovani e i nuovi stregoni

Una retorica iniqua e vile nel Belpaese, e spero che il nostro sia l’unico caso del consorzio umano, carica i giovani ai quali io insegno della responsabilità del futuro. Ci vuole uno stomaco foderato d’amianto e piombo o una testa svuotata da ogni neurone per insistere su una cosa così profondamente stronza e vile. Cosa dovrebbero fare i giovani: una rivolta? Farsi sparare dalle forze dell’ordine come è capitato a Carlo Giuliani  a Genova nel 2001?  Rovesciare il mondo massacrando le generazioni fra i cinquanta e i settanta che detengono denaro, potere, case, le terre, gli avvocati al soldo, e le donne belle e disponibili per una ragionevole cifra? Dovrebbero loro che non stanno godendo dei benefici della grande ricchezza dei pochi arruolarsi e morire nelle guerre che si combattono ai confini degli imperi fondati sul denaro e sul consumismo? Chi fugge in questa retorica criminale non odia i giovani ma li ignora, ne disprezza la vita loro e le aspirazioni quali che siano e avrebbe la pretesa che questi  disgraziati in nulla favoriti o aiutati sollevino il mondo dai suoi mali e usino molteplici miracoli per rendere felice e ricca la vita di cinquantenni senza meriti, di sessantenni da urlo, di mostri morali malamente invecchiati o impazziti ormai andanti sui settanta. Qualcuno loda l’attivismo dei giovani ma forse li amano? Chi vuol prendersi una denuncia per loro? Sostengono forse il futuro di questi giovani? Perché allora non sento un discorso appassionato sul futuro dei diciottenni e dei ventenni  se non dai “grillini” e da soggetti politici marginali o eccentrici? Perché in tanti anni nessuno ha fatto una forte iniziativa sulla scuola pubblica?  Perché le ultime riforme sulla scuola sono, per così dire, calate dall’alto, e perché si parla così poco de i giovani che mollano tutto e vanno a lavorare?  Chi parla mai degli apprendisti muratori, o artigiani o operai? Chi ama i giovani fra queste cariatidi che si ricordano di loro solo per la manifestazione, per urlare al pericolo fascista, per gridare alla minaccia della sovversione comunista, o per chiedere il voto  ai loro genitori?  Basta presentare questi dubbi come semplici domande per smontare tutta la cattiva retorica sui giovani rozzamente confezionata da coloro che non vogliono muovere un dito né per se stessi, né per gli altri.  Essi  avrebbero la pretesa di essere salvati dal loro male da coloro che per motivi anche anagrafici non hanno il potere e non hanno i milioni di euro con i quali ormai si fa la grande politica. In questi mesi d’inizio primavera del 2010 mi risulta che il centro del dibattito politico sono questioni che riguardano le riforme ossia la grande politica che pensa e ragiona su come cambiare se stessa, basta questo per dimostrare aldilà di ogni possibile equivoco la natura strumentale degli appelli alla gioventù. Spero che i ragazzi trovino da sé le ragioni per salvarsi dalla cattiva retorica e dagli stregoni della politica.

                                                                       IANA per FuturoIeri



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