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4 maggio 2010

L'Italia della presente miseria

 

De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italia della presente Miseria

“Sono Povera con due bambini senza casa e lavoro aiutate mia famiglia con un poco di soldi per amor di dio grazia , dio di Protegga” così recitava il biglietto di una signora che chiedeva l’elemosina ai pendolari del treno Firenze - Pistoia in questo aprile 2010. Forse c’è accattonaggio patologico e professionale o forse c’è  una realtà di vera miseria che sta dietro al biglietto. Non saprei che cosa pensare. Comunque ho associato questa cosa patetica a un diverso ricordo. Si tratta di un quadro, una cosa certamente dell’Ottocento che ho visto due o tre volte nella facoltà di lettere nella sala dove di discutono le tesi di maturità e si proclamano dottori i candidati. Il quadro rappresenta un borghese ottocentesco forse è stato un antico barone universitario o forse un personaggio illustre della vita cittadina, la sua figura è immersa in un corridoio buio, in un nero quasi innaturale. Il volto dell’uomo lascia uno sguardo severo nella direzione di chi osserva, dall’alto di un tempo diverso e dell’immobilità del dipinto. Quella figura con i suoi vestiti impeccabili, con il suo volto pulito, con la sua pancia  e la calvizie ormai prossima  sembra giudicarti, quasi fosse un ulteriore membro della commissione di laurea che trapassa con gli occhi tutta la vita del candidato. Ecco quest’immagine paternalistica e autoritaria che racconta due evidenze della vecchia Italia: la prima è che si trattava di società borghese che pretendeva di reggersi sui suoi valori e di giudicare con giustizia sulla base di essi, la seconda è che questa società è entrata tutta nel corridoio nero delle cose finite e morte. Qui le due immagini quella del biglietto della mendicante e quella del ritratto del “Borghese” della sala dove si discutono le tesi si confondono mettendo assieme passato remoto e immediato presente.  Il mondo di prima con le sue certezze è stramorto, polvere di cose morte dispersa dal vento da decenni, quello nuovo si sta forgiando nell’incertezza e nella paura della povertà da parte proprio di quei ceti piccolo-borghesi e borghesi che prima erano il cemento sociale ed elettorale che permetteva ai “galantuomini” di giudicare il mondo umano dall’alto dei loro privilegi e delle loro certezze più o meno razziste e scientifiche. Leggo il biglietto della mendicante e il ritratto appeso in facoltà come i due estremi di una  vicenda umana: il mondo borghese  è avanzato giudicando, distruggendo, creando, ricostruendo e a furia di scaraventarsi in avanti è arrivato al capolinea in questo tempo. Questi anni sono post-borghesia perchè tutto è già finito e quel mondo borghese forte e originario oggi privo di veri antagonisti ha smarrito le sue ragioni più profonde e la sua natura e si è corrotto assumendo atteggiamenti e modi d’esistere e di stare la mondo che non erano i suoi ma quelli della delinquenza e della stranezza. Mi riferisco al modo con cui si è “borghesi” oggi: basta essere ricchi e possibilmente famosi a prescindere da come i denari siano arrivati, da quale sia la provenienza sociale, la storia personale, le origini della famiglia e della nazionalità. Ma questa non è più “Borghesia” ma altro.

                                                                                IANA per FuturoIeri



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