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15 aprile 2010

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14 Apr, 2010

De Reditu Suo - Il dispiacere di pensare la fine

Scritto da: F. Allegri In: De Reditu Suo| Professore Iacopo Nappini

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De Reditu Suo
Il dispiacere di pensare la fine

07/01/2010
Ammetto di aver ripensato alla Repubblica Spagnola, quella federale stroncata brutalmente e massacrata da Franco, Hitler e Mussolini e dall’imperizia e dalla complicità delle sedicenti democrazie di allora.
Grazie ai portenti della terza rivoluzione industriale posso vedere documentari, fotografie e perfino le musiche di chi ha combattuto e morto dalla parte della Repubblica Spagnola, e beninteso anche da quella dei fascisti e dei reazionari spagnoli.Mi vien fatto di pensare che in fin dei conti quella Repubblica ha avuto un destino tragico, aldilà di quanto nel Belpaese si possa concepire, e che la loro Repubblica non ha fatto i conti con la decomposizione e la disgregazione civile e sociale in cui si dibatte la nostra, con la perdita del senso della realtà per mezzo dell’intrattenimento televisivo e della pubblicità.
La loro decomposizione è stata una fiammata, un rogo collettivo nel mezzo dei furori bellicisti e ideologici del primo Novecento.
LA FINE DI QUESTA SECONDA REPUBBLICA IN QUESTO SECONDO MILLENNIO SEMBRA UN LENTO DISFARSI DI CIÒ CHE PER ANNI ABBIAMO CHIAMATO ITALIA.
Il cupo desiderio di morte che è parte di questo tempo è presente nella quotidianità di questa Seconda Repubblica italiana e dà il senso della una fine e della decomposizione di ogni valore e di ogni morale precedente.
QUEL CHE EMERGE È UNA REALTÀ FRAMMENTARIA PRIVA DI QUEGLI ELEMENTI DI UNITÀ E DI APPARTENENZA AD UNA VICENDA STORICA COMUNE, UN CONTESTO DOVE OGNI EGOISMO UMANO E SOCIALE PUÒ SCATENARSI SENZA DOVER RENDER CONTO A QUALSIVOGLIA FORMA DI RIPROVAZIONE MORALE.
L’esempio infelice delle minoranze dei ricchi e dei politici di un certo spessore spesso chiacchierati o alle prese con i tribunali nostrani sta dando alla popolazione italiana l’impressione che l’unico metro possibile su cui ragionare sia il denaro.
Lo strumento del commercio e del lavoro nonché merce che serve ad acquistare altra merce diventa l’unico fine perché coincidente con il potere.
AVERE IL POTERE SU UOMINI E COSE È OGGI L’UNICA GARANZIA DI SALVEZZA INDIVIDUALE IN UN MONDO DOVE SI SONO PERDUTI I VALORI E LE RAGIONI DI UNA COMUNITÀ CHE CONDIVIDE UNA STORIA COMUNE O DELLE RADICI CULTURALI.
Questa mutazione antropologica e civile aiuta e rafforza tutti i fenomeni di disfacimento presenti nella società e nella Repubblica italiana.
Del resto il mondo umano percepisce a modo suo l’evidenza che è presente sul pianeta azzurro ossia che ciò che nasce e si sviluppa, si indebolisce, muore e si decompone.
Nel corso dei milioni di anni cambia perfino la geografia figuriamoci se non finiscono i sistemi politici, con le classi dirigenti.
Dove sono oggi i re-sacerdoti dell’antichità, o il patriziato dell’Antica Roma, o le legioni di Cesare con i centurioni o i condottieri delle milizie Rinascimentali?
TUTTO FINITO, TUTTO TRASFORMATO, MORTO O RICOMPOSTO IN FORME NUOVE.
Questa Repubblica, con i suoi riti, con i suoi discordi signori, con i suoi orrori che ogni tanto balzano all’onore della cronache giudiziarie sembra una massa informe di personaggi e cose diverse che stanno assieme per sbaglio.
FINIRÀ, PRIMA O POI ANCHE QUESTO SISTEMA.
Esso è destinato a riformarsi e a cambiare o a sparire sotto la pressione spaventosa dei mutamenti che arrivano nel corso dello scorrere del tempo.
QUEL CHE MI DISPIACE È CHE LA FINE SEMBRA ANNUNCIARSI IN UNO SCENARIO CRESCENTE DI NOIA, DI DISGUSTO E DI SQUALLORE ENTRO UN CONTESTO DI MISERIA MORALE.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it



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