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5 dicembre 2009

De Reditu Suo

De Reditu Suo

Cassa, Cassa, e ancora problemi di cassa

La Cassa è il dramma, forse l’unico dramma della politica professionale di questo Belpaese. Tutta la vita sociale e politica d’Italia passa per la cassa, il denaro è l’elemento centrale delle banali esistenze degli abitanti dello Stivale. In questi anni qualcosa però è cambiato, il problema centrale è diventato l’unico problema e tutto il resto è di fatto accessorio.  Ne deriva un paese tristissimo dove tutto è in vendita perfino la dignità degli esseri umani. La cronaca nera del disgustoso mese di novembre ci ha mostrato, in coincidenza con la centralità del Dio-quattrino, la profonda degenerazione civile e morale che si è fatta strada nel Belpaese e all’interno delle sue sedicenti classi dirigenti.  Questa non sembra più l’Italia degli scandali del recente passato ma il momento nel quale la Repubblica inizia a tracimare, il punto nel quale la decomposizione annuncia mutazioni sostanziali. Perché allora questa idolatria della cassa? Mi sono risposto che i valori morali, politici, civili precedenti sono trapassati, consegnati da coloro che ci credevano al regno delle ombre. Ciò che resta è quanto si rivela reale e tangibile qui e ora, ossia i quattrini da prendere al volo con qualunque mezzo. Finite le narrazioni ideologiche e i presunti valori universali l’essere umano le diverse genti del Belpaese rivelano una natura animale, una specie di pulsione vitale spinge le genti nostre a pensare a se stesse, a far conto che non esista altro che la concretissima realtà di questo mondo umano materiale e legato alla terra nel senso peggiore del termine. La condizione di chi vive di lavoro e s’alza la mattina presto magari quando fa freddo ed pure buio è se possibile peggiore rispetto ad altre categorie perché la trasformazione del lavoro in una realtà esclusivamente legata al profitto e alle logiche d’impresa trasforma gran parte della vita quotidiana in una parte del meccanismo economico e sociale, il lavoro diventa un bene da vendere o da comprare. Questo tempo scellerato è umiliante per gli italiani dei ceti medio-bassi che vivono del loro lavoro, li umilia due volte come appartenenti al Belpaese e come soggetti umani che lavorano per vivere. Credo che da questi ceti sociali schiacciati fra la povertà e il disagio in basso e incapaci o impediti nell’ascesa sociale produrranno delle risposte molto dure e arrabbiate che si rovesceranno nel dibattito politico e nella vita sociale. Non si possono umiliare nel senso più completo e profondo milioni d’esseri umani e sperare che come tanti imbecilli s’accontentino di qualche mancia data con disprezzo o di qualche spettacolo televisivo. Alla fine la violenza sociale produce una reazione, e stimo che la reazione non verrà tanto dai ceti poveri o bassi ma da quelli che si sono impoveriti. Colui che ritiene di esser stato colpito dalla malvagità umana da innocente di solito cova un rancore e un desiderio di rivalsa e vendetta che non ha pari potenza fra i sentimenti umani. Forse alla fine di questi decenni dominati dall’idolatria dell’idolo d’oro ritroveremo una sorta di uomo nuovo ma in una condizione psicologica e vitale certamente poco raccomandabile.

IANA per FuturoIeri



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