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20 novembre 2009

L'inverno nel Belpaese

De Reditu Suo

L’inverno nel Belpaese

Forse solo l’inverno fra le quattro stagioni riesce a comunicare l’esigenza del rinnovarsi della vita, davanti all’evidenza di una natura che è giunta al termine di un ciclo la mente umana capisce l’esigenza di rinnovamento. Questo tempo freddo, umido e un po’ triste mi porta ad associare il concetto di vita – morte - rinascita alle faccende politiche e culturali dell’Italia.  Credo che  questo nella vicenda pubblica si sia giunti all’inverno, sicuramente uno degli ultimi della vecchia Italia. Una sorta di tenebra fredda che nasconde la decomposizione delle cose morte nasconde la banalissima evidenza che tutto ciò che era stato prima ha cessato d’essere da tempo; vuoti simulacri e ombre del passato tormentano i viventi.  Quando questo freddo inverno della vita cesserà d’essere le diverse genti del Belpaese dovranno  restituire un qualche senso alla loro esistenza ed uscire da questa prigione di pregiudizio e paura che è tutta nelle loro teste. La morte del mondo di prima, delle sue ragioni, delle sue certezze, delle sue ideologie prepara il terreno al nuovo, la politica politicante del Belpaese e le minoranze al potere hanno finora avuto l’interesse a far vivere le diverse genti d’Italia entro i confini di una fredda fantasia da cultori dell’orrore e delle cose morte. L’illusione di un qualcosa d’’immutabile, di immobile che si ripete nelle trasformazioni di facciata dei poteri politici ed economici. Eppure non è così la  cella frigorifera buia e tetra nella quale son precipitate le genti d’Italia si sta sfasciando, le pareti cedono, il termometro sale, entra la luce dalle pareti rotte. In realtà da qualche anno vado pensando che da tempo proprio chi vive di politica sfrutti questa situazione e si faccia forte di cose morte per catturare un facile consenso e bollare come comunista o fascista non il rivale politico o il partito avverso ma il gentiluomo e la persona perbene che solleva critiche e perplessità davanti ad una gestione della cosa pubblica che ai molti appare criminale e criminogena. Questa cosa squallida, che aiuta gente anziana, impaurita e ignorante a far finta di vivere in un trapassato remoto stramorto e polverizzato, è forse l’arma più forte della politica politicante; chi fa osservare che l’inverno è finito e la primavera sta arrivando viene semplicemente zittito, offeso, preso per un demente o per uno che ha vissuto troppo tempo fuori dal Belpaese. C’è in tutto questo una forza d’inerzia nelle cose che si muove contro i lestofanti di casa nostra, una specie di movimento degli uomini e delle cose che sta togliendo la terra sotto i piedi a chi pretende di vivere in un tempo morto. Se conosco bene l’Italia e le sue disperse genti  so come andrà a finire: “un bel giorno tutto comincerà a crollare e arriverà un momento di schianto, a quel punto i fanatici propagandisti delle illusioni e delle fregature si trasformeranno nei più accesi lodatori del nuovo e di ciò che prenderà forma”. In fondo fare certi mestieri legati alla politica, alla pubblicità, alle pubbliche relazioni e alla persuasione politica e culturale è solo fare un mestiere. Perché stupirsi se un bel giorno certi personaggi cambieranno padrone o modello politico, o culturale; in fondo è solo una faccenda di busta paga, di arrivare bene alla fine del mese. Forse c’è una morale in tutto questo, solo che io personalmente non la vedo.

IANA per FuturoIeri





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