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28 giugno 2009

Fra noi in confidenza: parliamo di Patria

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi in confidenza: parliamo di Patria

 

 

Un tempo era facile parlare di Patria, ovviamente mi riferisco a un tempo remoto, a un tempo trapassato e lontano nella memoria. Oggi è molto difficile. Guardiamo di sfuggita i tre elementi che costituivano il processo elementare di creazione dell’identità nazionale e del patriottismo: Scuola, Esercito di leva, Politica. La scuola si dibatte oggi in mezzo ad una difficile crisi da un lato avrebbe bisogno di riforme e finanziamenti e d’immettere in ruolo migliaia di docenti precari, dall’altro è poco considerata perché  nella società italiana l’ascesa sociale è legata a carriere che talvolta presuppongono un titolo di studio ma che poi, di fatto, si aprono e si sviluppano secondo logiche nepotistiche, clientelari, politiche, di frequentazione di determinati ambienti e personaggi. La scuola nonostante la sua crisi perdurante è  l’ente che ad oggi assolve da solo tutto il peso del mettere in relazione le migliaia di differenze dell’Italia di oggi con una debole prospettiva d’unità culturale e formativa . L’esercito è diventato professionale e la leva è abolita per far spazio ad armi sofisticate e alla riconversione, magari a scopo abitativo, di vecchie strutture e caserme in disuso. Quindi assolve a compiti che non hanno nulla a che vedere con la nazionalizzazione delle masse, e del resto non potrebbe visto che è impegnato in diversi teatri operativi  talvolta a contatto con forze ostili. La politica del fascismo voleva creare il popolo italiano attraverso lo Stato Fascista. Il disastro è stato totale. La Prima Repubblica ha visto le speranze riposte nella Costituzione naufragare in modo inverecondo davanti alle ruberie dei partiti e dei faccendieri al seguito dei grandi e piccoli leader. Le decine di scandali che hanno avuto luogo dal 1947 in poi e i  processi di “Mani Pulite”  hanno rivelato l’inadeguatezza della politica italiana davanti alla missione storica di creare una Patria per tutti gli italiani. Quindi la Patria è rimasta in questa Seconda Repubblica come l’incompiuta, la chimera da tanti decenni inseguita e mai finita. Eppure è evidente che in qualche misura esiste una civiltà italiana in cammino, qualcosa d’informe che si sforza di essere anche qui e ora. Una realtà civile e sociale che contenga tutte le differenze che il Belpaese produce, o importa dal mare e dai suoi  confini, ad oggi non esiste. Ne è una prova il fatto che la Lega Nord ha una sua idea di “piccola patria” la "Padania" alla quale guardare e ispirarsi. Ritengo che una possibile Patria italiana, ad oggi, possa prender forma solo come civiltà, come contenitore di differenze e come ordinatore e regolatore dotato di forza morale e civile delle medesime. In breve la Patria sarà una prospettiva futura, qualcosa che sarà solo se essa avrà a disposizione migliaia di contributi, di atti significativi, di volontà politiche unificanti. Ad oggi la politica in stato  evidentissimo  degrado sta solo moltiplicando sofferenze e alimentando divisioni e risentimenti.

Solo le differenti genti del Belpaese possono creare la loro “Patria”.

 

IANA per FuturoIeri



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