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19 maggio 2009

Quando il pssato fischia nelle tue orecchie

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Quando il remoto passato fischia nelle tue orecchie

Mi ricordo di una cosa avvenuta circa un mese fa. Mi trovavo con un mio amico presso una mostra-mercato di vecchi giochi e pezzi da collezione, era una mia piccola curiosità vedere certe cose del remoto passato. Talmente remoto che si trattava infatti di cose prodotte più che altro degli anni settanta e ottanta, ma al giorno d’oggi il tempo della mia infanzia è un tempo lontano, sfumato, dissolto nelle nebbie del tempo. Osservando le vecchie produzioni, i bambolotti delle serie televisive, robot più o meno giapponesi, astronavi e astronauti in miniatura, i soldatini Atlantic e Airfix,  le miniature d’autore di carattere storico ho sentito qualcosa. Quasi un fischio nella testa, quel passato remoto a differenza dei nostri tempi aveva delle speranze, le diverse parti della società italiana, e non solo loro, si proiettava oltre la loro ombra, c’era una spinta a pensare il futuro, addirittura di costruirlo. Perfino in cose banali e minori, come i giocattoli o gli oggetti da collezionare si sentiva quasi la forma di un tempo che voleva scaraventarsi a testa bassa verso il futuro.

Oggi il futuro fa paura, ai molti, ma non a certe minoranze di pescecani, per via dei seguenti fenomeni: povertà, emigrazione, emarginazione, disoccupazione, bassi salari, e lavoro precario, talvolta talmente precario da durare venti o trenta giorni, contratti vessatori. Dovunque nel belpaese milioni di umani temono che un qualsivoglia rovescio di fortuna possa volgere in cenere quel poco che hanno strappato all’avidità degli uomini e del mondo. La proiezione verso il futuro si chiama oggi paura, per questo il futuro è rimosso dalla mente dei più, del resto anche le avventure militari al fianco degli  statunitensi stanno volgendo al peggio e il disastro economico statunitense prefigura un passaggio di egemonia mondiale dal gigante a stelle e strisce al colosso cinese.

Di quel passato remoto che aveva fiducia nel domani rimane nella mia testa  come un fischio, quasi un sibilo che rimbalza alla mente da qualche momento lontano  che proviene dal tempo dell’infanzia e sembra voler dire: ecco guarda cosa è andato perduto.

IANA per FuturoIeri



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