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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


7 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 14

Mi capita per un mio studio in questio giorni di leggere un libro di due eminenti studiosi tedeschi: “La morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica”. Si tratta di Oliver Janz e Lutz Klinkhammer che hanno curato una raccolta di saggi sui riti dedicati ai caduti per la Nazione da parte degli italiani. Il volume si avvale della collaborazione e dei saggi di studiosi italiani ma è tuttavia da segnalare che grazie a questi due figli della Grande Germania è stato dato alla stampe un contributo così prezioso e specifico su una questione delicata di storia nazionale, di identità e di memoria. Quando si parla di cultura e di civiltà si dovrebbe segnalare la difficoltà con cui le classi dirigenti nazionali hanno trattato la materia. L’Italia della Repubblica non ha saputo essere una civiltà si è appoggiata e s’appoggia a memorie non sue, a simboli e miti che non la riguardano,in alcuni casi i miti sono forestieri e per loro natura sono alieni dal nostro contesto come nel caso della fede nei confronti del gigante statunitense e del cieco credere nel mito del pioniere e dell’uomo bianco nord-americano giudice e redentore del mondo che ha caratterizzato interi decenni della nostra Repubblica. La necessità del costituirsi di una cultura che rappresenti le differenze di questo paese dovrebbe essere sentita dagli italiani come una necessità vitale al pari della corrente elettrica, e dell’acqua corrente nelle case. Oggi che non siamo più soli in questo paese ma assieme a tante comunità straniere di recente o vecchia immigrazione il sapere che non siamo gente dispersa piombata per sbaglio in questo stivale d’Europa è una necessità. C’è bisogno di una comune identità, di un passato condiviso almeno in qualche sua parte, di un elemento unificante che trascenda l’egoismo economico o lo spirito di parte. Non si può pensare di affrontare questo nuovo secolo come se si fosse un mucchio di polvere che turbina nel vento senza né nome, né volto, senza una storia. La brama di denaro e di far cariera non mette al sicuro i singoli come le comunità quando qualche grave sciagura o qualche guerra un po’ più dura del solito arriva. Non si può neanche pensare di avere un sistema industriale e commerciale senza un riferimento, senza un sistema culturale, senza una vera civiltà alle spalle. Questo è ancor più stringente adesso che i modelli economici vincenti e il potere mondiale si stanno spostando in Asia, per reggere all’urto delle novità occorre sapere chi siamo e cosa vogliamo, e non si può più pensar per noi e basta. Ci sono anche gli altri imbarcati in questo strano Belpaese, piaccia o non piaccia. Le comunità straniere sono qui, qui vivono, qui studiano, qui lavorano, qui mettono al mondo figli e altro ancora; è piuttosto improbabile che siano destinate a reimbarcarsi, per andare dove poi?

L’Italia sarà ciò che può essere oggi, e se siamo solo polvere senza né nome né volto lo scopriremo presto, anche gli altri conosceranno la nostra natura e si regoleranno di conseguenza.

IANA per FuturoIeri



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