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17 maggio 2008

ALL'INSAPUTA, IN IRLANDA SI DECIDE IL DESTINO DELL'EUROPA

Nel mese in cui l'Ucraina, ormai satellite degli Stati Uniti, diventa il 152esimo Stato legato al WTO (World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio), notizia che non dovrebbe rallegrare soprattutto gli ucraini..., un altro fatto di politica internazionale suscita la nostra attenzione. Tuttavia non quella dei pessimi organi di informazione italiani, ma non è una novità. Silenzio su carta stampata e telegiornali, qualche rapido accenno solo alla radio, ultimo media minimamente libero.
Giovedì 12 giugno in Irlanda la popolazione, unica fra i ventisette Paesi europei, è chiamata ad esprimersi sul cosiddetto "Trattato di Lisbona" o Trattato Europeo di Riforma.
Per non farla troppo lunga e complicata, possiamo dire che un annetto fa, in seguito all'imprevista e miracolosa mancata ratifica nei referendum popolari francese e olandese del Trattato costituzionale, documento che statuiva i dettati liberistici nell'impianto fondamentale dell'Unione Europea, passata la batosta gli eurocrati decisero che ciò che i cittadini avevano sonoramente bocciato poteva tranquillamente essere riproposto, assai simile, ai parlamentari dei vari Paesi. E, si sa, i parlamentari sono come le arance di gennaio, c'è sempre un'offerta scontata! Documento, quello respinto, oltretutto chilometrico e come tale irriso persino dalla stampa anglosassone; un editoriale del New York Times affermò che gli Usa potevano dormire sonni tranquilli fintanto che l'Europa produceva atti del genere, in paragone alla Costituzione americana che «sta in un taschino».
In Irlanda tuttavia, per le disposizioni della Carta costituzionale vigente, l'appello è di nuovo nelle mani del popolo. Orrore!
Come è successo nei mesi scorsi per le elezioni serbe, è tutto un affaccendarsi di dichiarazioni, elargizioni, lusinghe, promesse etc etc. Eppure, siccome la gente non la trovi tutta a sconto, il risultato è dato in equilibrio e le sirene degli allarmi entrano in funzione.
Noi invece ci auguriamo che gli irlandesi diano un nuovo, ennesimo, segnale alle leadership europee: o si ascolta la gente, o si decide di creare un'Europa diversa e alternativa all'american way of life, oppure le sberle (più o meno metaforiche) si susseguiranno sempre più dolorose.

FUTURO IERI  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/piccino.htm



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