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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 gennaio 2008

MA NON ERA UN DIRITTO?

Fra il caos mediatico delle vicende napoletane e gli annunci dei successi professionali, anche futuribili, di signorine e signore della televisione e dei personaggi di quello che è il circo della televisione in Italia può capitare, come è successo a chi scrive, che l’attenzione cada per un attimo su un giornale di quelli gratuiti e su un problema non da poco.  Titola City del giorno 8 gennaio 2008:”SEI UN UNDER 25 PER TE NIENTE POSTO”.  L’articolo tratta brevemente della disoccupazione giovanile in Italia e riporta dati allarmanti, risulta che essa è molta alta nel sud con punte del 40%, in media essa è del 20,2%, peggio di noi stanno solo Grecia, Romania, Polonia.  La statistica, si sa è una cosa che può trarre in inganno, alle volte torturando i numeri si fa dire loro tutto ciò che si vuole; eppure è evidente che l’articolo anche in questa forma così espressiva rappresenta la situazione.  Due considerazioni meritano di essere esposte al gentile lettore.  La prima è che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, certo potrebbe anche non essere così ma il caso vuole che la presente Costituzione faccia esplicito richiamo ai diritti sociali, anzi essa sarebbe fondata sul lavoro.  C’è da chiedersi cosa rimane di applicato e di vero della nostra Carta Costituzionale se quella dichiarazione solenne vale per molti fra le generazioni più anziane ma poco o nulla per le generazioni più giovani.   Alle volte viene il sospetto lucidissimo che proprio coloro che fanno parte delle generazioni più anziane siano per la maggior parte i meno entusiasti e i meno interessati al dettato costituzionale, un po’ come se venisse fatto capire che in definitiva ciò che è reale e importante è il proprio interesse particolare e di parte e non le regole che fissano la vita civile e politica.  Di contro c’è il sospetto altrettanto fondato che la Costituzione sia tirata da una parte e dall’altra per difendere interessi già costituiti di gruppi organizzati e partiti politici.  Forse questa mentalità è anche quella dimensione di disprezzo della gioventù che prende i popoli senescenti e in decadenza. Eppure c’è qualcosa di più grave ed è l’italico nichilismo non dichiarato, ma che a ben vedere ogni tanto affiora nei discorsi a denti stretti o privati.   Mi riferisco a quell’atteggiamento dei singoli per cui si fa finta di non vedere o di non capire o si afferma che non si può arrestare i disastri incombenti in quanto:  ormai è troppo tardi, si è troppo deboli per agire, si è soli, o molto semplicemente questi sono problemi non interessano perché quello che interessa è l’immediato presente in quanto il futuro non esiste.  Quest’ultimo atteggiamento è specificatamente nichilista, è la rassegnazione dell’uomo anziano davanti alla fine della sua vita che vuol lasciarsi andare e afferma che nulla dopo di lui merita pietà o attenzione. Questo perchè con la fine della propria vita finisce l’intero mondo personale e quindi, da questo punto di  vista, finisce l’intero Universo; i problemi sono di chi resta e non di chi muore.  Credo che al fondo del menefreghismo nazionale verso questi problemi del lavoro e della gioventù vi sia la connessione fra gli egoismi privati e questo atteggiamento negativo-nichilista.  Da  filosofo, per cause di forza maggiore, ritengo che sarebbe una buona cosa pensare a un momento positivo-nichilista dove alla constatazione della fine si sommi la speranza di un rinnovamento e di una rinascita in continuità con quel pochissimo di buono che si è compiuto in vita.   Questa cosa è un lavoro da giovani, almeno spiritualmente.

IANA per FuturoIeri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/liber.htm



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